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L’area Adriatico Danubiana. Prospettive per il 2004

In Balcani on dicembre 18, 2003 at 11:36 pm

di Paolo Quercia

Il 2004 sarà un anno fondamentale per la regione. Alcuni dei processi che hanno dominato e guidato le scelte in campo politico ed economico degli stati dell’area giungeranno a compimento o affronteranno dei passaggi chiave che ne determineranno i futuri andamenti e tempi di completamento.

Si compirà l’allargamento della NATO ai sette paesi che hanno firmato, nel marzo 2003, i protocolli di adesione con l’Alleanza Atlantica attraverso la ratifica da parte di tutti i 19 membri. Tale processo dovrebbe concludersi nel primo semestre del nuovo anno. Ben tre dei nuovi membri NATO sono paesi dell’Europa Sud Orientale. Tra questi, Bulgaria e Romania, sono i due paesi il cui peso geopolitico all’interno dell’alleanza atlantica potrà avere le maggiori conseguenze sui futuri assetti della NATO, anche in funzione dello spostamento del baricentro degli interessi strategici dell’Alleanza da Est a Sud.

L’altro grande processo di allargamento che interessa la regione è quello dell’Unione Europea. Rispetto all’allargamento della NATO, quello dell’UE si è principalmente sviluppato nella dimensione dell’Europa centro settentrionale e baltica. A causa delle irrisolte questioni territoriali, della stagnazione e del congelamento dei processi politici ed economici, la sub-regione dei Balcani Occidentali (Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia Montenegro, Macedonia e Albania) resterà ancora al margine del processo di adesione della UE.  La prospettiva di un allargamento dell’Unione Europea anche ai  paesi dell’Europa Sud Orientale è legata al cammino di avvicinamento che Bulgaria e Romania stanno compiendo e ai progressi che essi saranno capaci di realizzare nel 2004. Il prossimo anno sarà infatti cruciale per decidere se vi sarà o meno la cosiddetta “seconda ondata” di allargamento del 2007. Al momento solo Bulgaria e Romania hanno delle “chances” credibili di adesione alla UE per tale data visto che entrambe soddisfano i criteri politici e sono sulla buona strada di soddisfare quelli economici (anche se la Romania da questo punto di vista deve recuperare alcuni ritardi che non l’hanno fatta classificare come “economia di mercato funzionante” negli ultimi rapporti della commissione europea). Per poter raggiungere l’obiettivo dell’adesione del 2007 sia Bulgaria che Romania dovranno colmare le rispettive insufficienze nel 2004 per poter così concludere tutti i capitoli degli acquis e  poter firmare entro la fine del 2005 i rispettivi Trattati d’Adesione. Gli sviluppi positivi o negativi del 2004 per la Romania e la Bulgaria determineranno il Rapporto che la Commissione preparerà nel 2005 per determinare se i due paesi sono o meno pronti per l’adesione alla UE.

Il 2004 sarà un anno cruciale anche per capire se il lungo cammino di avvicinamento della Turchia all’Unione Europea, iniziato nel lontano 1987, compirà un salto qualitativo significativo e di estrema importanza strategica e politica per tutta la regione. Nel mese di ottobre 2004 la Commissione produrrà un Rapporto e una Raccomandazione che valuteranno se la Turchia soddisfa o meno i criteri politici di  Copenaghen. Ciò consentirà al Consiglio Europeo di decidere nel dicembre 2004 se aprire o meno i negoziati di adesione alla UE con la Turchia.

L’integrazione con l’Unione Europea e con l’Alleanza Atlantica rappresentano le  due principali priorità nelle agende di politica e sicurezza di tutti paesi della regione. E’ importante però riflettere sul fatto che l’importanza di tali obiettivi per i paesi ex comunisti dell’area trascende la dimensione esterna, politica, economica o di sicurezza, rappresentando anche la principale fonte di legittimità delle classi politiche e delle élites regionali dopo il crollo dell’ideologia comunista. Tale ideologia aveva garantito assieme alla repressione e all’autoritarismo, la stabilità interna congelando o reprimendo le forze centrifughe.  L’integrazione Euro-Atlantica non è dunque solo un calcolo dei rapporti tra costi e benefici che tali processi comportano, ma ha l’importante effetto di fungere da  nuova ideologia capace di legittimare le vecchie classi dirigenti comuniste nei nuovi scenari della post transizione, contribuendo a  garantire la stabilità interna. L’altra alternativa  “ideologica” come fonte di legittimità per i paesi della regione è tradizionalmente stata quella del nazionalismo su base etno-linguisitca, come gli anni novanta hanno chiaramente dimostrato. Negli ultimi anni tale forza guida delle dinamiche regionali sembra essere stata confinata a una importanza residuale, ma sarà interessante seguirne gli sviluppi nel 2004 in quei paesi dei Balcani Occidentali che più sono lontani dai processi d’integrazione EU/NATO. E’ indicativo che le forze politiche d’ispirazione più nazionale incontrino affermazioni elettorali prevalentemente nell’area tutt’ora marginalizzata dai processi d’integrazione dei Balcani Occidentali.

I contesti e i processi regionali : tra Occidente multilaterale e occidenti bilaterali.

Se le principali dinamiche della regione conducono a una sua integrazione nel vecchio “occidente”, restano tuttora aperte le modalità e i contesti di tale processo. La mancanza di una chiara e identificabile politica europea che si affermi sulle singole politiche estere degli stati nazionali che la compongono e le differenze esistenti tra i paesi europei e gli Stati Uniti d’America rappresentano l’incerto contesto internazionale che fa da sfondo alle vicende della regione.

Negli ultimi due anni si è prodotta nei paesi dell’Europa Sud Orientale una tendenza a delineare la prospettiva dell’esistenza di più Occidenti, o se vogliamo di più vie all’Occidente. Tale tendenza è apparsa evidente nel diverso valore che la collaborazione con la Corte Penale Internazionale riveste per gli Stati Uniti d’America e per l’Unione Europea: collaborazione  ritenuta da un lato non conciliabile con lo sviluppo di relazioni bilaterali privilegiate con gli USA, dall’altro condizione necessaria per l’integrazione europea.

Tale differenziazione non è ancora del tutto evidente e percepita, ma vi sono numerosi segnali che la indicano come possibile carattere distintivo del 2004 per la regione.

Una prima differenziazione tra gli occidenti è rappresentata dall’alternativa tra il multilateralismo e il bilateralismo. Se le divisioni tra paesi UE e Stati Uniti d’America e tra gli stessi paesi UE dovessero aumentare in un prossimo futuro i singoli stati della regione potrebbero essere portati a dover realizzare una scelta strategica tra lo stabilire relazioni privilegiate con singoli partner esterni sul piano bilaterale, ponendo in secondo livello processi di adesione alle strutture multilaterali quali l’Unione Europea e la NATO. Attualmente l’unico attore esterno all’area che possiede una sufficiente capacità d’attrazione restano gli Stati Uniti d’America, ma il fatto che la regione rimanga tutto sommato marginale nelle presenti strategie americane limita sostanzialmente gli scenari di partnership bilaterale con gli USA. Altri attori europei come la Francia o la Germania, che potrebbero sviluppare e coltivare particolare alleanze bilaterali, de facto nella regione non riuscirebbero ad esercitare efficacemente un sufficiente potere d’attrazione su più stati, rischiando di rimanere assorbiti nelle divisioni politiche ed etniche regionali in maniera tale da dover limitare sostanzialmente il loro operato per non rimanere coinvolti nelle contrapposizioni locali. L’Italia, per sua vocazione e scelta culturale e politica, non ha mai ambito realmente a esercitare una particolare influenza sulla regione mentre l’Inghilterra, che pure ha una sua storica tradizionale presenza, sembra ambire più a svolgere alcune funzioni complementari e di sostegno agli Stati Uniti, surrogando in parte la loro tendenza al disimpegno. La Russia, con il definitivo ritiro delle proprie truppe dai Balcani, ha confermato anche formalmente la già manifesta marginalità della regione per i propri interessi nazionali, anche se rimane attiva e presente nello strategico settore del trasporto e della commercializzazione dei prodotti energetici.

In  considerazione di ciò non sembra verosimile per il momento la possibilità che i paesi dell’Europa Sud Orientale possano tentare di seguire più vie bilaterali agli occidenti. Il monitoraggio del possibile iato tra un occidente multilaterale e più occidenti bilaterali resterà comunque una delle chiavi di lettura degli eventi regionali negli Osservatori Strategici del 2004. E’ ovvio che i progressi o i regressi dei cammini di avvicinamento all’Unione Europea e alla NATO nel breve termine da parte dei paesi della regione potranno o meno fornire nuove logiche e nuovi argomenti alle alternative bilaterali all’Occidente multilaterale.

L’alternativa del sub-regionalismo.

Una delle dinamiche possibili di sviluppo futuro delle relazioni politiche nell’Europa Sud Orientale è offerta dalla possibilità del rafforzamento delle tendenze al regionalismo nelle relazioni internazionali nell’area, soprattutto tra quei paesi che non riusciranno a soddisfare i criteri di adesione posti per l’accesso alle istituzioni multilaterali o a sopportarne i costi politici ed economici.

In funzione delle profonde differenze che esistono nella regione, delle storiche  tensioni e diffidenze che esistono nei rapporti tra stati contermini (quali ad esempio Croazia/Serbia, Serbia/Albania, Romania/Bulgaria, Ungheria/Romania, Grecia/Turchia, Macedonia/Grecia) e in ragione della non conclusa tendenza alla frammentazione e alla creazione di stati su base nazionale o etnica (specialmente nella ex Jugoslavia), i tempi non sembrano essere ancora maturi per l’affermazione di realistiche strutture di sviluppo e sicurezza regionali “autoctone”. Tentativi come quello del South Eastern Europe Cooperation Process (SEECP) che raccolgono solo paesi dell’area non sembrano destinati a evolvere verso futuri scenari di maggiore integrazione ma, anche nel 2004, tenderanno più a rappresentare “la voce della regione” e alcuni minimi interessi comuni.

L’unico campo in cui alcuni progressi d’integrazione regionali si sono realizzati è stato nel 2003 quello relativo al commercio regionale con il completamento della creazione di un area di libero scambio tra paesi del Patto di Stabilità. E’ importane sottolineare che i progressi in questo campo sono stati il frutto di “motori esterni” quali la Commissione Europea o la Presidenza italiana del semestre EU. Nel 2004 si dovrà verificare se al completamento formale degli accordi di libero scambio seguirà la successiva implementazione e la successiva auspicata armonizzazione degli accordi. Una delle tendenze che si è registrata nel completamento della rete degli accordi di libero scambio è stata la frattura tra i paesi che ambiscono ad entrare nella UE al prossimo allargamento (Romania, Bulgaria e Croazia) e i restanti paesi dei balcani che non riusciranno a farne parte.

Sono invece ravvisabili delle interessanti prospettive di sviluppo per quei tentativi sub-regionali che scaturiscono dall’iniziativa di un singolo paese esterno alla regione ma che mirano a creare piccoli o medi blocchi d’interesse sub regionali nel campo della cooperazione economica politica e di sicurezza. Uno dei più recenti ma che potrà avere interessanti sviluppi nel medio termine è costituito dall’iniziativa americana che va sotto il nome di Carta Adriatica, e che unisce USA, Croazia, Albania e Macedonia. La Carta Adriatica pone le basi politiche e diplomatiche per una “Adriatic – American partnership”, che ha come obiettivo la sicurezza regionale, la cooperazione economica e l’integrazione euro-atlantica dei tre paesi balcanici. Con essa gli Stati Uniti si fanno portatori degli interessi di Croazia, Albania e Macedonia, ovverosia degli unici tre paesi dei 10 di Visegrad che non parteciperanno del prossimo allargamento NATO, nel raggiungere i principali obiettivi di sicurezza e di politica estera e garantiscono un coordinamento delle loro politiche. Il rafforzamento e lo sviluppo di tale iniziativa americana, o la nascita di iniziative similari proposte da altri paesi, potrebbe essere una delle prospettive di sviluppo regionali del 2004 tendenza che potrebbe inserirsi come percorribile alternativa tra il bilateralismo e il multilateralismo e che potrebbe offrire delle utili prospettive per i paesi in ritardo politico o strutturale per l’integrazione euroatlantica.

Altri fattori esterni : la guerra al terrorismo

I paesi dell’Europa Sud Orientale non potranno ovviamente prescindere nel corso del 2004 dal valutare attentamente le esigenze e le necessità della cosiddetta “guerra al terrorismo”. E’ importante ricordare che in tale guerra l’Europa Sud Orientale dovrebbe essere considerata come uno dei teatri marginali d’operazione, sia in quanto area periferica rispetto al mondo islamico, sia in quanto unica area d’Europa ove vivono storicamente popolazioni mussulmane autoctone. Non bisogna inoltre dimenticare il fatto che sia in Bosnia Erzegovina che nel caso del Kossovo gli Stati Uniti d’America hanno efficacemente conteso ad altri paesi islamici la leadership nella difesa delle popolazioni mussulmane che erano impegnate nei conflitti di dissoluzione della ex Jugoslavia. Tale coinvolgimento, da cui sono poi derivate tendenze filo-americane delle leadership albanesi, kossovare ed anche bosniache, non ha prodotto come conseguenza un aumento di credibilità degli Stati Uniti nei confronti degli altri paesi islamici, ma forse ha addirittura contribuito a deteriorare alcuni rapporti tra Stati Uniti e mondo islamico.

Al momento il principale collegamento della regione con la guerra al terrorismo è costituita sia dalle necessità d’intelligence e di sorveglianza relative alla accertata presenza in passato di attive cellule terroristiche combattenti, sia dalla semplice prossimità geografica della regione con le aree di crisi. Bulgaria e Romania in particolare sono due dei possibili paesi in cui sono ipotizzati dei dispiegamenti di forze militari disimpegnate dalle basi europee. La Turchia, inoltre rappresenta un paese in prima linea sia negli attuali scenari iracheni sia in quanto recente obiettivo di attentati terroristici.

Un altro fattore esterno di collegamento delle dinamiche politiche e di sicurezza della regione è costituito dalla insoddisfacente capacità degli stati di controllo del territorio unita a una tradizionale presenza di attività illecite e criminose e a una posizione geografica che rende l’area dell’Europa Sud Orientale una pericolosa zona di transito non controllato di possibili attività illegali. Il problema della criminalità, oltre ad essere di per sé una fonte d’instabilità regionale, rischia di poter essere utilizzato come fonte di finanziamento, come fonte di reclutamento e come area di transito di possibili attività terroristiche. Per questi motivi la pressione sugli stati della regione a garantire un maggiore controllo sui confini, sulle rotte dei traffici, sulle attività illecite che si svolgono o che transito per la regione costituirà un sempre maggiore interesse dei paesi impegnati nella guerra al terrorismo.

Infine, le necessità di uomini e mezzi che possono essere impiegati sui numerosi fronti aperti dalla guerra al terrorismo tendono ad aumentare le offerte di contributi militari da parte dei paesi della regione, anche come “merce di scambio” con gli Stati Uniti per ottenere il sostegno e il supporto su altri obiettivi politici nazionali o regionali.

Un ritorno dei nazionalismi nel 2004 ?

Le forze nazionaliste nell’Europa Sud Orientale hanno avuto un ruolo fondamentale nel determinare i principali eventi politici e militari della regione nel corso degli anni novanta. Il processo di stabilizzazione guidato dalla comunità internazionale iniziato nella seconda metà degli anni novanta ed entrato nel vivo con l’uscita di scena del trio Milosevic, Tudjman e Izetbegovic negli scorsi anni ha operato una riduzione dei partiti nazionalisti e/o delle loro capacità di influire nelle dinamiche regionali. Alcuni analisti affermano che il 2004 sarà l’anno del ritorno delle forze politiche che più si ispirano alla diretta tutela degli interessi nazionali e a essi subordinano le politiche di stabilizzazione della regione attraverso l’integrazione e la cooperazione regionale. Tale “ritorno” dovrebbe essere sostenuto sulla scia dell’incapacità dei governi più filo occidentali di conseguire significativi risultati in campo economico e politico degni delle aspirazioni che essi avevano suscitato. Particolare attenzione nel corso del 2004 sarà riservata alla Serbia Montenegro e alla Croazia. In Bosnia Erzegovina i tre partiti nazionalisti delle tre nazionalità che compongono il paese (SDS, SDA e HDZ) sono tornati al potere nell’ottobre 2002,  sostituendo i partiti d’ispirazione direttamente pro occidentale. Tuttavia la particolare situazione istituzionale della Bosnia Erzegovina, in cui gran parte del potere resta nelle mani dell’amministrazione internazionale delle Nazioni Unite, ha notevolmente ridotto le possibili ripercussioni sui rapporti tra le due entità e con i paesi vicini. Diversa è invece la situazione della Croazia, dove le recenti elezioni politiche hanno riportato al potere l’HDZ di Tudjman che ora ha una nuova classe dirigente a livello nazionale ma che non ha subito particolari cambiamenti a livello locale. Le pressioni dell’Unione Europea hanno impedito che si formasse un governo con i partiti più a destra dell’HDZ, portando però alla creazione di un governo potenzialmente meno stabile. Il 2004 sarà dunque un anno molto importante per la Croazia in quanto consentirà di valutare effettivamente i progressi che l’HDZ ha compiuto durante gli anni dell’opposizione. Particolare attenzione da questo punto di vista è da riservare alla Serbia Montenegro con le elezioni di fine anno che potrebbero confermare il buon risultato che i partiti radicali hanno raggiunto nelle scorse – fallite – elezioni presidenziali. La teoria dei paesi dei Balcani come vasi comunicanti, che porta a immaginare come la vittoria delle forze nazionaliste in un paese rafforzi la possibilità di affermazione di forze di simile ispirazione nei paesi vicini (teoria che in passato ha avuto alcune importanti conferme) dovrebbe essere ormai superato essendo oramai principalmente le dinamiche interne a costituire le principali determinanti degli esiti elettorali.

Dal punto di vista politico – elettorale la principale preoccupazione per la regione resta però legata più all’instabilità delle coalizioni governative – e  alla risultante incapacità di governance che causa gravi conseguenze sulla stabilità e sulla sicurezza – che  all’affermazione di forze politiche di matrice nazionalista. Le dinamiche dei partiti nazionalisti della regione resteranno un argomento di attento monitoraggio per il 2004, soprattutto alla luce del fatto che le maggiori possibilità di successo di tali forze sembra essere più realistica in quei paesi dell’area che restano tuttora al margine dei processi d’integrazione verso l’Unione Europea e la NATO.

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