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Il rischio terrorismo nei Balcani: tra falsi allarmi e veri pericoli

In Balcani, Sicurezza, Terrorismo on febbraio 28, 2004 at 5:21 pm

di Paolo Quercia

La guerra di secessione nella ex Juogoslavia e la pace incompiuta che ad essa è seguita non hanno risolto, ma anzi hanno ulteriormente consolidato, quell’inestricabile matassa di problemi  (quali i  conflitti etnici e nazionali, le configgenti identità religiose, la criminalità organizzata, la debolezza delle istituzioni statuali, l’incompiuta definizione dei confini e il loro mancato controllo, l’assenza di un economia di mercato ecc.). Dopo l’undici settembre, di tutto questo complesso groviglio di problemi e di questioni balcaniche, l’attenzione tanto dei media quanto di gran parte della comunità degli analisti strategici sembra doversi necessariamente concentrare sulla valutazione del rischio della minaccia del  fondamentalismo islamico nei Balcani.

Da un punto di vista delle priorità politiche e strategiche per risolvere i gravi problemi regionali di sicurezza la questione di un’eventuale presenza di cellule terroristiche nei Balcani non dovrebbe occupare un ruolo di primissimo piano nelle strategie di stabilizzazione della regione, visto che tale minaccia può essere opportunamente considerata esogena e frutto più di infiltrazioni esterne negli spazi che le irrisolte questioni regionali lasciano aperte a numerose tipologie di attività criminose, dai contrabbandieri di sigarette agli uomini di Al-Qaeda. Inoltre, al fine di evitare tanto una sovravalutazione quanto una sottovalutazione del rischio regionale è necessario valutare il rischio terrorismo nei balcani comparativamente a quello che è il rischio globale terrorismo in altre aree, incluse quelle metropolitane europee ed italiane, per evitare una possibile concentrazione di risorse su scenari marginali per la sicurezza nazionale. A tal fine è necessario approfondire adeguatamente le logiche politiche regionali che possono strumentalmente sostenere l’amplificazione della minaccia terroristica e quelle politiche globali che possono spingere ugualmente ad alimentare gli allarmi per inflazionare e ridurre l’importanza di alcuni scenari quali quello afgano e quello iracheno.

Gli ultimi allarmi delle intelligence di Bulgaria e Serbia e Albania.

Detto questo, è necessario soffermarsi brevemente su due tra i più recenti allarmi terrorismo che si sono registrati negli ultimi mesi nella regione balcanica. E’ necessario prestare particolare attenzione alla situazione in Albania e in Bulgaria, in funzione anche della politica filo americana di Tirana dovuta alla situazione in Kossovo e dell’attivo ruolo che la Bulgaria svolge nell’attuale coalizione internazionale contro il terrorismo. A fine gennaio 2004 il Generale Plamen Studenkov, capo dell’intelligence militare bulgara ha confermato che nel mese di dicembre a Sofia le sedi diplomatiche di Usa, e Gran Bretagna sono finite nel mirino del terrorismo internazionale e che la preparazione degli attentati è stata interrotta per la rafforzata vigilanza. L’altra notizia degna di nota è relativa alle accuse mosse dal colonnello Momir Stojanovic, capo dei servizi segreti militari di Serbia Montenegro che ha genericamente indicato (il primo febbraio 2004) le aree ove opererebbero alcune organizzazioni terroristiche islamiche nei balcani ed in particolare cellule di Al – Qaeda nel Nord dell’Albania. I vertici politici e militari serbomontengrini hanno spesso lasciato filtrare tali informazioni nei confronti dei paesi limitrofi (in particolare Bosnia Erzegovina, Macedonia, Albania e Kossovo) che sono puntualmente state smentite dalle autorità dei paesi coinvolti. Anche in questo caso la smentita da parte del Ministero degli Interni Albanese è stata pronta e immediata, ribadendo (il due febbraio 2004) che in Albania non esistono organizzazioni terroriste di alcun genere. La “novità” in questo caso è stata rappresentata dalla presa di posizione da parte del Ministro degli Interni albanese Igli Toska del 5 febbraio in cui avvisa i comandanti delle forze di polizia locali del rischio infiltrazione terrorismo in alcune città del paese ove “vi è un concentramento di associazioni sospette e di attivisti stranieri e di albanesi diplomati in paesi che hanno collegamenti con il terrorismo internazionale”

Quale chiave di lettura offrire per simili episodi che spesso ricorrono nelle cronache regionali ? Data l’estrema superficialità delle informazioni e l’uso degli strumenti mediatici regionali per diffonderle da parte dei vertici dei servizi segreti militari dei paesi coinvolti, resta di difficile valutazione  la vera natura delle notizie, che hanno anche una evidente dimensione politica. Particolarmente dubbiosa è la posizione del Ministero degli Interni Albanese che prima smentisce categoricamente come infondata la notizia e poi conferma l’esistenza di un rischio paese diffuso e generalizzato. Se si aggiunge il fatto che molto spesso alle numerose segnalazioni non corrispondono quasi mai delle operazioni di polizia o di intelligence che producono dei concreti risultati (o in alcuni casi portano a degli errori come in alcuni recenti episodi in Bosnia Erzegovina e in Macedonia) il quadro del rischio terrorismo nei balcani rischia di diventare un pozzo nero senza fondo e di scarsa attendibilità).

E’ possibile avanzare il sospetto che molte delle strutture politiche e militari della regione avvertono la necessità di produrre periodicamente informazioni sul rischio terrorismo nei balcani e di divulgarle attraverso i circuiti mediatici regionali.   Questo potrebbe essere la conseguenza di vari fattori, oltre che un segnale della scarsa o nulla collaborazione d’intelligence tra i paesi dell’area; Una prima ipotesi potrebbe essere quella di una inadeguata capacità di informazione e analisi che viene “coperta” con la produzione di periodici e generici rischi d’allarme che hanno – oltre ad un possibile effetto politico –  anche una utilità preventiva nei confronti di eventuali cellule terroristiche. Una seconda ipotesi potrebbe essere legata anche ad una necessità di captatio benevolentiae nei confronti degli USA, attore esterno chiave nei processi di definizione dei confini ancora indefiniti,   ovverosia una strategia di mantenimento di una tensione interna che continui a giustificare il coinvolgimento americano nella regione.

Queste possibili interpretazioni si affiancano a quello che è il reale rischio terroristico nei Balcani, rendendo ancora più improbabile una chiara definizione della minaccia.

Conclusioni            

E’ chiaro che i Balcani, rappresentano uno degli scenari mondiali della lotta al terrorismo, anche se da questo punto di vista  la regione continua a rimanere meno importante di altri scenari geopolitici, nonostante la tendenza dei paesi dell’area ad alimentare strumentalmente il fattore del rischio per motivi politici regionali o di alleanze internazionali. Il principale pericolo resta quello della debolezza delle istituzioni statuali che si riflette anche sulle strutture di intelligence. L’avvicinarsi delle frontiere Schengen a quest’area contribuisce per via del processo d’allargamento della EU contribuisce ad alimentare il rischio terrorismo nei balcani più dal punto di vista di area di transito che come area target per attentati, visto che la presenza di obiettivi strategici occidentali è numericamente ridotta ed individuabile prevalentemente nelle rappresentanze diplomatiche e nei contingenti militari. Il coinvolgimento  dei paesi della regione nella guerra al terrorismo – che potrebbe provocare rappresaglie terroristiche – rimane  sostanzialmente marginale, con l’eccezione di Bulgaria e Turchia, che rappresentano i paesi politicamente e militarmente più impegnati.     L’avvicinarsi del momento di importanti  decisioni sul futuro status del Kossovo (2005) potrebbe comportare un aumento del rischio di azioni terroristiche per  contrastare agli occhi dell’opinione pubblica islamica mondiale l’attribuzione di un’eventuale indipendenza del Kossovo islamico alla tutela americana.

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