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La partita balcanica sui criminali di guerra

In Balcani on luglio 30, 2006 at 4:41 pm

di Paolo Quercia

Si stringe il cerchio per la cattura del Generale Ratko Mladic, il fuggitivo più ricercato e quello che simbolicamente rappresenta, sopratutto agli occhi delle opinioni pubbliche e della comunità internazionale, il prototipo del criminale di guerra ricercato dal Tribunale internazionale dell’Aia.

Breve profilo di Mladic

Il Generale Ratko Mladic è forse uno dei più famosi ricercati dal Tribunale dell’Aia per crimini di guerra commessi nella ex Jugoslavia. Il suo nome è legato alla guerra civile nella ex Jugoslavia e alle fasi più drammatiche della guerra in Bosnia Erzegovina – in particolare all’assedio di Saraievo (il più lungo assedio urbano dalla seconda guerra mondiale ad oggi) – e alla presa di Srebrenica seguita dal massacro di una gran parte della popolazione civile (il più grande crimine di genocidio commesso dalla fine della seconda guerra mondiale). Mladic nasce nel 1942 nella Bosnia occidentale a Kalinovik, in quel tempo parte dell’allora grande Croazia degli Usthasa di Pavelic e perde suo padre, partigiano titino, ucciso nel 1945. Completata l’accademia militare dell’esercito federale Jugoslavo (JNA) diviene un militare di carriera nel 1965 ed è assegnato in una unità dell’esercito in Macedonia. Nel 1991 diviene comandante del Nono Corpo della JNA dislocato a Knin, l’allora capitale dell’autoproclamata Repubblica serba della Kraina, ove prende parte ai combattimenti tra la JNA, i serbi della Kraina e le forze croate. Quattro mesi dopo è promosso Brigadier Generale dal Presidente Jugoslavo Milosevic e nel maggio del 1992, promosso Tenente Generale, viene nominato Comandante del Quartier Generale del Secondo Distretto Militare della JNA, basato a Saraievo. Sotto il suo comando inizia l’assedio della città che durerà oltre tre anni. Sempre nel maggio del 1992 la JNA ritira ufficialmente le proprie forze dalla Bosnia Erzegovina in Serbia, un ordine che non riguardava i militari nati in Bosnia Erzegovina. Inizia così la seconda fase della vita militare di Mladic che passa – come molti altri militari serbo bosniaci – dall’esercito federale Jugoslavo (JNA) al neo-costituito esercito della neo- costituita Repubblica Serba di Bosnia (VRS); politicamente ciò implicava anche il passaggio dalla guida politica di Milosevic a quella diretta del Presidente serbo bosniaco Radovan Karadzic. Sotto gli ordini di Karadzic, Comandante Supremo della VRS, Mladic compirà tra il novembre 1992 e l’agosto del 1995 tutta una serie di operazioni militari per le quali risulta a tutt’oggi indagato dal Tribunale dell’Aia per genocidio, complicità in genocidio, persecuzioni per motivi etnici o razziali, sterminio, deportazioni, omicidio e altre violazioni delle leggi e consuetudini di guerra. Nel corso della guerra, in particolare nel 1995, maturarono forti divergenze tra Mladic e Karadzic in merito alla condotta delle operazioni militari e Mladic fu progressivamente emarginato ma non rimosso dal proprio ruolo. Nel novembre del 1996 l’allora Presidente della Repubblica serba di Bosnia Biljana Plavsic licenziò Mladic che si preparava ad iniziare una decennale latitanza.

Contesto politico della possibile cattura

La scadenza per la consegna di Mladic del 30 aprile, data che era stata negoziata tra Belgrado e il TPI dopo l’ennesimo rinvio, è passata nuovamente senza alcuna novità di sorta. Anche fatta salva la buona volontà del governo serbo di facilitare l’arresto, sussistono tuttora dei problemi operativi e pratici che potrebbero far slittare di ancora qualche settimana la consegna di Mladic all’Aia. Consegna che tuttavia potrebbe avvenire tatticamente nel mese di maggio, in un contesto della situazione politica regionale nuovamente in movimento. In questo periodo dell’anno, infatti, si sovrappongono due processi paralleli in cui il governo di Belgrado è impegnato uno come parte attiva e l’altro come parte interessata. Il primo riguarda i colloqui per lo status futuro del Kossovo apertisi a Vienna sotto l’egida delle Nazioni Unite (UNOSEK) e che vedono i team negoziali di Belgrado e Pristina confrontarsi – per ora con scarsi risultati – sulla possibilità di trovare alcune basi condivise nel processo di determinazione del futuro status del Kossovo. Il secondo di tali contesti è quello che vede il referendum per l’indipendenza del Montenegro programmato per il 21 maggio, un referendum che potrebbe porre fine all’Unione di Serbia Montengro e sancire l’indipendenza – anche de iure – della piccola repubblica montenegrina. La deadline per l’estradizione di Mladic cade pertanto proprio in concomitanza con l’inizio della parte centrale dei colloqui per lo status del Kossovo e alla vigilia del referendum per la secessione del Montenegro. Una concentrazione temporale di impegni ed eventi che potrebbe mettere a dura prova i delicati equilibri politici del governo serbo e mettere in discussione anche la sua stessa stabilità.

Eventuali conseguenze e significati dell’estradizione di Mladic all’Aia

L’eventuale cattura del Generale Ratko Mladic riveste un elevato valore simbolico la cui portata non si esaurisce nel pur importante campo del diritto internazionale ma potrà avere significativi risvolti sul piano politico regionale e su quelli della stabilità e della sicurezza. Da un punto di vista giuridico-processuale, difatti, la probabile cattura di Mladic rappresenterà un immediato ed importante successo politico del Tribunale dell’Aia, ma passeranno diversi anni prima che potranno essere prodotte le prime conseguenze giudiziarie. Al contrario, le ripercussioni politiche della cattura di Mladic sarebbero immediate ed importanti. Una – e forse la più importante tra esse – sarebbe costituita dal completamento dello sdoganamento diplomatico definitvo di Belgrado, iniziato con la caduta e la successiva estradizione di Milosevic all’Aia.

La seconda conseguenza, direttamente collegata alla prima, si produrrebbe sui tavoli negoziali di Vienna, ove UNOSEK (l’Ufficio del Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il processo di definizione dello Status futuro del Kossovo) sta conducendo difficili negoziati  tra Belgrado e Pristina per trovare una soluzione concordata al problema dello status del Kossovo. Ovviamente è tutto da dimostrare che una collaborazione alla cattura di Mladic da parte di Belgrado si trasformi in un significativo vantaggio comparato ai colloqui per la definizione dello status futuro del Kossovo. Sicuramente vi sarà un certo beneficio diplomatico di credibilità da poter spendere nei confronti della comunità internazionale e che costituirà un premio tattico per il team negoziale serbo, ma ciò non risolverà il problema della difficoltà del dossier Kossovaro; difatti il muro che la Serbia non riesce a scavalcare non è quello di un ostracismo anti-serbo da parte della comunità internazionale, quanto piuttosto quello dell’oggettiva inconciliabilità delle posizioni pro indipendentiste della maggioranza albanese con i desiderata di Belgrado. Ed è inverosimile che la sofferta e negoziata estradizione di Mladic porti ad uno scongelamento delle relazioni tra Pristina e Belgrado, almeno nel breve periodo (che è quello che interessa i negoziati attuali sul Kossovo).

Una terza conseguenza di un’eventuale estradizione di Mladic si avrà nel campo della politica interna serba, con possibili rischi di caduta del governo politicamente debole e che si mantine attraverso l’appoggio esterno del partito socialista serbo; conseguenze negative per la vita dell’attuale governo del Premier Kostunica potranno avvenire in particolare qualora la cattura di Mladic dovesse avvenire su territorio serbo, attraverso una diretta azione delle forze di polizia serbe e con il governo nella posizione di dover estradare all’Aia l’indagato. Ovviamente le cose sarebbero più semplici per Belgrado se Mladic dovesse essere catturato in un altro stato limitrofo della Serbia e da li direttamente inviato all’Aia.

Il quarto scenario su cui potrebbero dispiegarsi gli effetti della cattura di Mladic è quello montenegrino, qualora l’eventuale arresto dovesse avvenire prima o a ridosso del 21 maggio, data in cui è previsto il referendum per l’indipendenza del Montenegro. Il referendum montenegrino, difatti, si terrà sullo sfondo di un’opinione pubblica che (a differenza del caso Kossovo) è spaccata tra favorevoli al mantenimento dell’Unione con Belgrado e sostenitori dell’indipendenza, e il successo di una o l’altra delle opzioni prevarrà con un margine ristretto di vantaggio; in tale scenario – e tenuto in debito conto che gran parte del progetto politico di indipendenza del Montenegro è stato costruito sul rifiuto da parte di Djukanovic di condividere le politiche nazionaliste della Serbia di Milosevic nella seconda metà degli anni novanta e sul dissociarsi dai crimini di guerra commessi  – è possibile immaginare che l’estradizione di Mladic possa spostare una piccola percentuale di voti in favore del mantenimento dell’Unione con Belgrado, anche in funzione della prospettiva di poter condividere i benefici derivanti dagli immediati passi avanti che la Serbia potrebbe correre nel cammino d’adesione alla UE una volta risolto il dossier Aia.

Un quinto scenario connesso all’estradizione di Mladic riguarda la situazione della Bosnia Erzegovina e le ripercussioni che tale cattura potrebbe avere nella Repubblica Srpska. Difatti, sebbene la figura di Mladic viene – per comprensibili motivi – sempre collegata alla Serbia, è doveroso sottolineare che il ruolo chiave di Mladic nella guerra civile Jugoslava acquista una sempre maggior tragica rilevanza dopo la formazione dell’Esercito della Repubblica serba di Bosnia (VRS) avvenuta nel maggio 1992 e dopo la sua nomina a Capo di Stato Maggiore del VRS, ruolo che mantenne fino al Dicembre 1996 quando fu destituito, continuando però – fino al novembre del 2005 – a ricevere la pensione di servizio. E’ ipotizzabile che l’eventuale prossima estradizione di Mladic potrebbe avere delle conseguenze sul piano della stabilità politica o dell’ordine pubblico nella Repubblica Srpska ancora maggiori di quelle che potrebbe avere in Serbia.

In sintesi: se si ipotizza cha la cattura di Mladic possa avvenire nel periodo che va tra la Pasqua ortodossa e il referendum per l’indipendenza del Montenegro del 21 maggio, possiamo ipotizzare una serie di conseguenze collegate con l’estradizione di Mladic all’Aia; si potrà avere: a) un rafforzamento politico del modello del Tribunale penale dell’Aia ed una conferma della sua utilità ed eventualmente esportabilità in altri contesti;  b) un significativo miglioramento dell’immagine internazionale della Serbia con pratiche conseguenze nell’accrescimento delle capacità negoziali del suo governo e della sua diplomazia, elementi precursori di un prossimo definitivo “sdoganamento” di Belgrado; c) un marginale impatto sui colloqui per lo status del Kossovo, impatto che potrebbe paradossalmente allontanare maggiormente Belgrado da Pristina, rendendo meno possibile un accordo sull’assetto definitivo del Kossovo; d) importanti conseguenze politiche interne all’Unione Serbia Montenegro sia per la tenuta del governo serbo, sia per i possibili effetti che la cattura potrà avere sull’incerto referendum montenegrino; e) importanti e positive conseguenze di medio periodo in merito ai negoziati serbi per il processo di adesione all’Unione Europea.

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