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Libano. Tra guerra e affari

In Libano, Mediterraneo on settembre 1, 2006 at 4:13 pm

di Paolo Quercia

Nell’estate 2006 è riesplosa la guerra tra Israele e le forze di Hezbollah che controllano il Sud del Libano. Dopo 34 giorni di ostilità si è giunti ad una tregua che è stata consolidata dall’intervento delle Nazioni Unite e dal dispiegamento di una forza internazionale di interposizione a guida italiana. La fine del conflitto è ovviamente il presupposto per una futura normalizzazione della situazione del paese, ma la situazione politica interna e regionale resta ancora ampiamente incerta. Il nuovo conflitto ha posto fine alla ripresa economica e alla relativa stabilità politica che si era raggiunta nella seconda metà degli anni novanta. Ma soprattutto ha interrotto le speranze di una rinascita economica del Libano che si erano avute con la rivoluzione dei cedri, che nel 2005 aveva dato nuove speranze al paese provocando il ritiro delle forze armate siriane dal Libano. E’ importante ora comprendere se l’intervento internazionale e il ritiro delle forze israeliane riuscirà a gettare le basi per un nuovo rifiorimento economico di quella che una volta era definita “la svizzera del Medio Oriente”. A questo proposito Eurofinanza ha sentito Fausto Biloslavo, uno dei giornalisti italiani che maggiormente conosce le vicende libanesi: “per ora la situazione è tranquilla, ma l’impressione è che si tratti di una tregua. Da una parte Hezbollah cercherà di riempire di nuovo gli arsenali e dall’altra gli israeliani punteranno alla liberazione dei due soldati sequestrati con uno scambio. Il problema è cosa succederà fra qualche mese, quando tornerà al pettine l’annosa questione delle fattorie di Sheeba, controllate dagli israeliani, ma rivendicate dai libanesi. Se per esempio partisse un razzo di Hezbollah o un’incursione israeliana la situazione precipiterebbe nuovamente nonostante la presenza dei caschi blu che rimarrebbero pericolosamente coinvolti in un nuovo conflitto. Israele puntava ad un coinvolgimento europeo nella nuova missione Unifil e l’ha ottenuto. In ogni caso Tshal non ci penserebbe due volte a riprendere le incursioni in Libano se gli Hezbollah tornassero a minacciare la Galilea”.

Se la presenza internazionale non sarà sufficiente da sola a disinnescare un conflitto ventennale e a garantire un’adeguata cornice di sicurezza per gli investimenti esteri, essa potrà rappresentare un punto di svolta nella pacificazione del paese e gettare le basi per un aumento della presenza imprenditoriale italiana oggi praticamente inesistente. L’Italia saprà cogliere le opportunità economiche che potrebbero essere aperte  nei prossimi anni dal nostro ennesimo sforzo militare all’estero ?

Una storia di successo italiana in Libano: la Snaidero Middle East

L’eccezione di rilievo è rappresentata dalla Snaidero che è presente in Libano dal 1996 con un investimento di primaria importanza. L’azienda friulana, difatti, ha proceduto alla creazione di una società in Joint-Venture con uno dei maggiori gruppi industriali Libanesi, la INDEVCO Group, dando vita con essa alla Snaidero Middle East con un capitale sociale di 1.035.000 US$ e 40 dipendenti.  L’internazionalizzazione della Snaidero in Libano è basata prevalentemente su una strategia di delocalizzazione commerciale essendo i prodotti a marchio Snaidero realizzati esclusivamente in Italia e commercializzati attraverso la Snaidero Middle East in 12 paesi dell’area medio orientale. In aggiunta a ciò la Snaidero ha integrato verso il basso la propria gamma attraverso la produzione in loco di una seconda linea di cucine di gamma media espressamente sviluppata per il mercato medio orientale e venduta con il marchio Medline.

L’investimento della Snaidero rimane a tutt’oggi l’unico esempio di investimento duraturo e di successo di una azienda privata italiana in Libano. Eurofinanza ha raggiunto telefonicamente Marco Mattiussi, attuale direttore marketing della Snaidero, per avere una valutazione delle conseguenze del conflitto sull’attività economica della Snaidero Middle East. Mattiussi è stato il manager che dal 1996 ha diretto per otto anni da Beirut la Snaidero Middle East.

“Complessivamente – ci spiega telefonicamente – i recenti avvenimenti non hanno danneggiato direttamente la Snaidero Middle East in termini fisici e le due showroom, gli uffici e la fabbrica non sono stati in alcun modo danneggiati dagli eventi. Ne ha però certamente risentito l’attività di vendita diretta all’interno del Libano, tanto che ci aspettiamo una forte flessione delle consegne nel Paese per i prossimi tre/quattro mesi. Tra l’altro un nostro container con destinazione Libano è stato fermo per quasi due mesi in un porto italiano in attesa della levata del blocco navale. Nessun rallentamento invece per quanto riguarda l’attività di commercializzazione sul resto della regione, che rappresenta evidentemente la gran parte del fatturato della società, la cui gestione da parte della struttura di Snaidero Middle East non ha subito pressoché alcuna interruzione.”

La più importante azienda italiana presente in Libano, dunque, non ha avuto problemi di grande rilevanza anche durante i momenti peggiori del recente conflitto. Un’esperienza diretta incoraggiante che potrebbe contribuire a tranquillizzare gli investitori esteri. Ma quali sono le potenzialità del Libano per attrarre gli investitori italiani ?

Cosa offre il Libano agli investitori stranieri: opportunità e rischi

Il Libano rappresenta ancora un Paese con interessanti potenzialità per un investitore Italiano quale tramite con il mondo medio-orientale, nonostante l’indubbia concorrenza che negli ultimi anni si è avuta con l’enorme sviluppo di Dubai, soprattutto per quanto riguarda i servizi finanziari.

I punti di forza del Paese sono sicuramente un livello di preparazione professionale del personale locale decisamente alto e questo a tutti i livelli – dalla manodopera alle figure manageriali più elevate – con  cui risulta decisamente agevole interagire e collaborare.

In virtù della limitatezza del mercato interno del Libano (solo 4,5 milioni di abitanti) è chiaro che la potenzialità degli investimenti va calcolata in funzione di progetti regionali ad ampio respiro in maniera tale che – seguendo la stessa strategia della Snaidero in Medio Oriente – l’attività sviluppata in Libano deve essere funzionale allo sviluppo commerciale sugli altri Paesi della regione. La guerra civile del 1970 – 1990 ha prodotto gravi distruzioni materiali ma non ha cancellato il ruolo di hub commerciale per tutta la regione che il Libano ha potuto tradizionalmente vantare anche grazie ad un’economia ampiamente liberalizzata, soprattutto per quanto riguarda i servizi finanziari. A conferma di ciò nel periodo 1995 – 2004 il paese si è attestato come il primo destinatario di investimenti stranieri diretti interarabi

E’ verosimile attendersi che a breve il governo dovrà accelerare la privatizzazione di alcune importanti aziende di stato quali la compagnia aera Middle East Airlines, il Porto di Beirut, la compagnia elettrica Electricité du Liban e la società di telefonia fissa Liban Telecom. Oltre a queste opportunità, il Libano resta uno dei paesi con un livello di tassazione più basso al mondo, con un’aliquota del 15%. Inoltre gli investitori stranieri possono beneficiare delle agevolazioni per gli investimenti esteri previsti dalla Investment Development Law (conosciuta come legge 360), gestita dalla Investment Development Agency of Lebanon.

Passando dalle opportunità ai rischi, occorre segnalare – oltre alla già ricordata generale instabilità della situazione politica interna e internazionale – un ulteriore elemento di preoccupazione per il futuro dell’economia libanese legato all’impressionante debito pubblico che ha raggiunto il 200% del prodotto interno lordo. Tale debito rende alto il rischio di bancarotta, anche in virtù del fatto che metà di esso è in valuta ed eventuali svalutazioni della lira produrrebbero gravi conseguenze.

Per il momento gli italiani godono di un’ottima reputazione e accoglienza, frutto della memoria del comportamento equilibrato tenuto nel 1982 e forse anche della speranza che l’attuale governo di centro sinistra italiano sia vicino ai palestinesi e comprensivo nei confronti di Hezbollah.  Resta però il rischio – aggiunge sempre Fausto Biloslavo – “che la situazione possa cambiare rapidamente qualora  le nostre truppe fossero coinvolte in scontri sul terreno o sequestri di armi, che potrebbero venir intesi come una posizione filo israeliana.”

Se la situazione sul terreno rimarrà stabile, sicuramente la presenza militare italiana in Libano sarà in futuro un elemento facilitatore e garante per nuovi investimenti italiani; al tempo stesso potrebbe, in caso di un deterioramento della situazione, finire per trascinare il nostro paese nelle lotte interne facendo perdere l’immagine di neutralità del nostro paese ed esponendo a possibili ritorsioni eventuali investimenti italiani.

Cronologia degli eventi recenti in Libano

Maggio 2000, Israele ritira le sue forze dal Libano meridionale

Ottobre 2000, Rafik Hariri inizia il suo secondo mandato da primo ministri

Settembre 2004, Una nuova risoluzione delle Nazioni Unite chiede il ritiro delle forze armate siriane

Dimissioni di Rafik Hariri dalla carica di primo ministro e nomina di Omar Karami

Febbraio 2005, L’ex primo ministro Hariri è ucciso da un’autobomba a Beirut. Montano le proteste anti siriane che si protraggono fino al mese di marzo. Saranno accusati dell’omicidio quattro generali filo siriani.

Aprile 2005 Karami è costretto alle dimissioni non riuscendo a formare un nuovo governo. Gli succede il pro siriano Najib Mikati. Le forze Siriane completano il ritiro dal Libano.

Giugno 2005, omicidio del giornalista Samir Qasir, punto di riferimento degli oppositori dell’influenza siriana.

Le elezioni politiche sono vinte da Saad al-Hariri junior, figlio del defunto premier. Nuovo premier è Fouad Sinora.

Febbraio 2006, Proteste contro le vignette satiriche sull’islam di un giornale danese. Viene bruciata l’ambasciata danese a Beirut.

Luglio 2006, il movimento degli Hezbollah sequestra due soldati israeliani. Israele lancia un attacco su vasta scala contro obiettivi strategici in Libano. Numerosi i danni alle infrastrutture.

Agosto 2006, tregua tra Israele e Hezbollah dopo un mese di conflitto che ha prodotto circa mille morti civili.

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