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La Macedonia scommette sugli Investimenti esteri

In Balcani on marzo 22, 2007 at 10:20 pm

di Paolo Quercia

I lettori del Corriere della Sera e di altri quotidiani italiani si sono recentemente imbattuti in un’insolita pubblicità: il governo macedone invita gli imprenditori italiani ad investire nel proprio territorio offrendo una serie di incentivi e facilitazioni da capogiro. Queste pubblicità fanno parte della nuova politica economica, d’immagine e di comunicazione varata dal nuovo governo macedone diretto dall’agosto 2006, dal primo Ministro Nikola Gruevski. Gruevski è già stato Ministro delle Finanze nel precedente governo Georgievski nel 2002 impegnandosi nella modernizzazione fiscale del paese attraverso l’introduzione dell’IVA e nel campo delle privatizzazioni, i cui principali successi sono stati quelli relativi alla vendita del combinat siderurgico Fenimak e della compagnia telefonica statale all’ungherese Matav.

Con il ritorno dell’economista Gruevski al governo, questa volta con un ruolo di diretta responsabilità, la Macedonia ha di nuovo dato il via ad una politica economica diretta verso l’estero. Questa volta, più che sulle privatizzazioni, il governo sta decisamente puntando sul settore dell’attrazione degli investimenti diretti esteri e a tale scopo due Ministri speciali dedicati a tale attività sono stati nominati nel Consiglio dei Ministri. Questi sforzi puntano a migliorare la scarsa attrattività della Macedonia per gli investitori stranieri che ha prodotto negli scorsi anni risultati piuttosto deludenti. Difatti tra i paesi della regione la Macedonia ha fatto registrare nell’ultimo decennio uno dei più bassi livelli di IDE che, nel 2005, ammontavano a soli 39 euro per capita, quasi tutti derivanti da privatizzazioni e con pochissimi investimenti greenfield. Eppure il potenziale per questi investimenti esiste, soprattutto nel settore tessile manifatturiero, della lavorazione della pelle, del calzaturiero, dei prodotti agricoli – vino e tabacco in particolare – e dell’industria alimentare.

Al fine di favorire il flusso di capitali stranieri per la realizzazione di nuove attività imprenditoriali e d’investimento il governo Macedone ha agito ulteriormente sulla leva fiscale riducendo le tasse sui profitti d’impresa e quelli sul reddito ad un’unica aliquota flat del 12% fino a tutto il 2007, con un’ulteriore riduzione di due punti percentuali prevista per il 2008. Con una tassazione del 10% dal prossimo anno fiscale la Macedonia si candida ad essere uno dei paesi europei con la più bassa pressione fiscale (e con un accordo con l’Italia già ratificato per evitare la doppia imposizione fiscale). Nel caso del reinvestimento degli utili è prevista una tassazione nulla. Nel paese, inoltre, sono attive 10 zone economiche speciali (Free Economic Zones) in cui all’investitore straniero viene garantita una tax holiday totale per un periodo di dieci anni.

In aggiunta alle FEZ sono istituite in Macedonia anche delle TIDZ, Technological Industrial Development Zones, ove sono eligibili particolari imprese che utilizzano tecnologie avanzate. In tali zone al bonus fiscale decennale per i profitti d’impresa si aggiunge anche una tassa sui redditi personali ridotta del 50% (ovverosia del 5%) per un periodo di 5 anni. Nelle TIDZ beni, materie prime, macchinari ed equipaggiamenti possono essere importati in esenzione totale da iva e dazi doganali e la terra può essere presa in affitto dallo stato per un periodo di 50 anni a prezzi particolarmente scontati. Nel caso di particolari aziende d’interesse strategico del governo macedone la terra viene concessa gratuitamente. In ogni caso il governo è sempre disponibile a negoziare con gli investitori stranieri specifiche forme di facilitazioni e di red carpets studiati su misura del singolo imprenditore.

In aggiunta a questi sgravi “politici” l’investitore può contare su altri vantaggi paese e in particolare sul basso costo della manodopera che in Macedonia si aggira attorno ai 380 euro lordi mensili, su di un ampia disponibilità di forza lavoro dovuta all’alto tasso di disoccupazione e sull’esistenza di uno sportello unico per la registrazione delle imprese attivo dal 1° gennaio 2006 e che dovrebbe risolvere in 3 giorni lavorativi tutti i problemi relativi alla registrazione di nuove aziende.

Il miglioramento del business climate della Macedonia dipenderà parecchio anche dai successi che il governo riuscirà ad ottenere nel campo della lotta alla corruzione, della riduzione dell’economia sommersa, della disoccupazione e del miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Attualmente l’economia macedone è in crescita con un tasso di circa il 3% annuo. Il governo punta a raggiungere un tasso di crescita compreso tra il 6 e l’8% entro il 2010.

Il quadro paese è completato dal sistema politico che, dopo le turbolenze del periodo 2000 – 2001, sembra aver ritrovato la sua stabilità e consolidato definitivamente le sue basi democratiche. Questo ha consentito alla Macedonia di ottenere lo status di paese candidato all’Unione Europea, candidatura che ha già in parte prodotto un miglioramento del rating paese e un incremento degli investimenti esteri.

Per quanto riguarda l’Italia sono solamente due i grandi investimenti in Macedonia realizzati nell’ultimo decennio: quello della Duferco nel settore siderurgico e quello della SOL nel settore dei gas tecnici. Per il resto il nostro paese non è stato particolarmente brillante nell’investire in Macedonia ricoprendo uno degli ultimi posti tra gli investitori esteri, con l’eccezione del 2005 quando l’Italia è stato il primo investitore straniero con oltre 16 milioni di euro (14% del totale del 2005).  Chissà che non sia giunto anche per l’Italia il momento di scoprire, dopo la Romania, l’Albania e la Serbia anche la Macedonia tra le possibili mete per l’internazionalizzazione produttiva nell’Europa balcanica.

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