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Il kossovo tra secessione e successioni

In Kosovo on novembre 30, 2007 at 5:08 pm

di Paolo Quercia

La morte di Rugova ha avuto come prima conseguenza quella di far partire con un mese di ritardo le prime fasi dei negoziati di Vienna sullo status futuro del Kossovo. Tuttavia le più dirette conseguenze sono quelle che potranno ravvisarsi all’interno del sistema politico Kossovaro nel periodo che intercorre dall’inizio dei negoziati fino alle elezioni politiche previste per l’ottobre 2006. I negoziati di Vienna daranno le loro prime conclusioni proprio a ridosso della vigilia elettorale e sicuramente i due processi non potranno che alimentarsi reciprocamente.

Per capire meglio i problemi che la morte di Rugova ha creato sulla scena politica di Pristina, occorre riflettere sulla coincidenza di ruoli e di funzioni che il primo Presidente Kossovaro ha rivestito in questi anni. Rugova è stato allo stesso tempo: l’artefice dell’idea politica dell’indipendenza del Kossovo già dai primi anni novanta;  il politico con maggior consenso popolare leader del primo partito del paese, l’LDK; la massima autorità istituzionale; l’unico politico dotato di comprovato riconoscimento e credibilità internazionale; capo del team negoziale kossovaro agli status talks di Vienna.

Proprio in funzione della particolarità e dell’insostenibilità di Rugova nella vita del paese, la sua scomparsa apre, potenzialmente, numerosi problemi. Il primo rischio, quello di un congelamento dei negoziati, è stato superato in tempi relativamente brevi con l’elezione del professore Fatmir Sejdiu. Resta ora da capire se la morte di Rugova potrebbe aprire la strada ad una normalizzazione della vita politica del paese e al progressivo affrancamento dalla fase di emergenza politica ed istituzionale, portando alla creazione di una compiuto sistema politico democratico; o se – al contrario – la scomparsa di Rugova potrebbe anche aprire una lunga serie di lotte intestine per il potere, sia all’interno dell’LDK che tra i vari partiti politici. La prima successione a Rugova, quella al suo scranno istituzionale, è stata concordemente gestita in maniera condivisa tra tutte le forze politiche e sociali per non danneggiare il fronte dei negoziati di Vienna: Sejdiu era l’unico candidato ed è stato eletto abbastanza celermente con un’ampia maggioranza. Giurista e professore universitario, co-fondatore dell’LDK, è uno degli artefici della costituzione provvisoria del Kossovo varata nel 2001. La sua candidatura risponde ad un bisogno interlocutorio di un uomo neutro impegnato politicamente ma fino ad oggi restato nell’ombra. Sorprendentemente il partito di Thaci, acerrimo nemico di Rugova, non ha cercato di sfidare Sejdiu candidando un proprio uomo. Lo stesso Thaci nei giorni successivi alla morte di Rugova ha mantenuto un profilo particolarmente e volutamente defilato.

E’ chiaro quindi che la vera lotta per il potere non si è ancora aperta in Kossovo. Né all’interno dell’LDK per decidere chi raccoglierà la leadership del primo partito del paese; né tra gli altri partiti politici si è aperta la competizione per scalzare dal potere l’LDK e conquistare la legittimità e il “tesoro” politico che potrebbe derivare dall’agognata indipendenza.

Quello che resta da capire è il fatto se tali battaglie politiche, che possono raggiungere livelli di conflittualità e di odio anche molto accesi, sono sul punto di scomparire dalla prassi politica Kossovara attraverso una graduale normalizzazione; oppure se sono state semplicemente posposte alla fase successiva ai negoziati per lo status futuro, in maniera che sarà maggiormente chiara la posta in gioco. L’altra possibilità è che tali conflittualità finiranno per deflagrare tra breve proprio sulla linea politica da seguire per i negoziati di Vienna e proprio all’interno del team negoziale, ora privo della carismatica guida di Rugova.  Il team negoziale è composto, oltre cha da Sejdiu, da Bahiram Kosumi (AAK, gov.) vice di Haradinaj e figura di secondo piano che lo ha sostituito dopo la sua estradizione; Dhaci, (LDK, gov.) kossovaro  della valle di Presevo, impopolare nell’LDK per i suoi stretti legami con Thaci; Thaci, (PDK, opp.) il più famoso politico kossovaro rimasto sulla scena politica;  Surroi (ORA, opp.) imprenditore e intellettuale liberale moderato e filo occidentale, con un seguito abbastanza ristretto nel paese.

E’ chiaro che la possibile linea di spaccatura nel team negoziale è quella tra Thaci e gli altri quattro componenti e ciò anche in funzione del fatto che Rugova, dopo l’estradizione del primo ministro Haradinaj all’Aia dello scorso anno, si era rifiutato di varare una grande coalizione che includesse anche il PDK nel governo per creare un fronte compatto nei negoziati per lo status. E’ probabile che Thaci aspetterà il momento giusto per prendersi la sua rivincita e anche per preparare il proprio partito al meglio per la campagna elettorale del prossimo Ottobre. E ciò potrà essere fatto solo lavorando per apparire il miglior difensore della causa dell’indipendenza kossovara; si profila per Thaci un ruolo di off-sider all’interno del team negoziale mirante a scavalcare continuamente, con proposte sempre più radicali, la linea ufficiale che sarà rappresentata da Sejidiu ?  Ciò porterà Sejidiu a “coprirsi le spalle” sposando una linea sempre meno disponibile al negoziato con la parte serba ?

L’ultimo ambito della successione a Rugova è quello che si avrà all’interno dell’LDK, partito in cui la leadership di Rugova era talmente indiscussa che non si sono tenute da anni elezioni per la presidenza. All’interno del LDK le possibili linee di frattura in parte potranno avvenire seguendo la discriminante moderati/radicali, ma più verosimilmente secondo le “famiglie affaristiche” e le differenti cordate economiche che contraddistinguono tale partito. La carismatica guida di Rugova del partito gli aveva consentito di navigare autorevolmente sopra tali spaccature. Un’ulteriore sfida interna – oltre a quella internazionale per lo status – che ora attende il neo presidente Fatmir Sejidiu

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