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L’Unione mediterranea di Sarkozy

In Mediterraneo on dicembre 18, 2007 at 3:12 pm

di Paolo Quercia

Oggi  il Presidente Francese Sarkozy sarà a Roma per compiere la sua prima visita al Santo Padre. Gli appuntamenti organizzati dalla Santa Sede occuperanno la prima parte della giornata ed il primo pomeriggio. Il resto del giovedì romano di Sarkozy sarà dedicato ad incontri istituzionali con il Presidente della Repubblica Napolitano e con il Primo Ministro Romano Prodi a cui – inaugurando un’inedita formula – si aggiungeranno il Primo Ministro spagnolo Zapatero e il Presidente della Commissione Barroso.

Molti sarebbero i temi di cui il Presidente francese ed il governo italiano potrebbero trattare, dall’interesse di Air France per Alitalia, all’incombente semestre di Presidenza francese, all’indipendenza del Kosovo, all’ingresso della Turchia dell’Unione europea. Tuttavia la circostanza della visita e la formula degli incontri sembra non prestarsi a trattare temi del bilaterale italo – francese, già trattati nel vertice di Nizza, ma piuttosto a fare il punto a tre più uno (Francia, Spagna, Italia e Commissione europea) per trovare una strategia comune tra i tre paesi Mediterranei dell’Unione europea sulla proposta francese di creare una nuova Unione mediterranea. L’idea era stata già utilizzata da Sarkozy in campagna elettorale e rilanciata dopo la sua elezione con il  discorso pronunciato a Tangeri nell’ottobre scorso e che aveva suscitato molte preoccupazioni in diverse capitali europee. La possibilità che la Francia crei, al di fuori dell’Unione europea, una nuova unione con i paesi extracomunitari del Mediterraneo aveva suscitato forti proteste a Berlino e a Madrid. Con l’iniziativa francese la Germania aveva visto mettere in discussione i principi cardine della politica estera comune dell’Ue e il cancelliere Angela Merkel aveva addirittura paventato lo sfaldamento del nucleo centrale dell’Unione europea, ossia l’asse franco tedesco. Madrid aveva accolto la proposta francese con parecchio scetticismo in quanto l’Unione mediterranea sarebbe stata la definitiva tomba del Processo di Barcellona di partenariato tra Unione e paesi mediterranei.

Il progetto francese era stato accolto con grande freddezza anche dai paesi della sponda Sud del Mediterraneo che in parte temono un ritorno troppo forte della presenza francese e in parte respingono storicamente ogni forma di collaborazione troppo rafforzata tra di loro, soprattutto se è una cooperazione che coinvolge anche Israele. Anche la Turchia, paese strategico nel progetto di Unione mediterranea ha fatto sapere chiaramente che non ne vuole sapere in quanto Ankara vuole entrare a pieno titolo nell’Unione europea e non vuole essere risucchiata in iniziative parallele con paesi non candidati.

L’incontro italo – francese – spagnolo di oggi che la Presidenza del Consiglio è riuscita a ritagliare nella visita vaticana di Sarkozy dovrebbe essere nelle intenzioni italiane un momento di una più ampia strategia volta ad imbrigliare l’attivismo francese nel mediterraneo e tentare di ricondurre nell’alveo del multilateralismo europeo le voglie di protagonismo e di unilateralismo francesi. In tal senso, l’asse italo – spagnolo tra Prodi e Zapatero si era già consolidato nel corso del vertice bilaterale di Napoli del 5 dicembre scorso, quando i due primi ministri avevano concordato una linea di difesa comune del processo di Barcellona in apparente contrapposizione con le azioni diplomatiche di Parigi. Il fatto che il Processo di Barcellona sia pressoché unilateralmente giudicato un grande fallimento è un fatto del tutto secondario rispetto alla volontà di Prodi di lavorare sempre e comunque per far prevalere l’europeismo e il multilateralismo su ogni altra possibilità. Nessun dibattito si è tenuto in Italia sull’opportunità o meno di appoggiare il tentativo di Sarkozy di espandere i confini della politica estera dell’Unione al di fuori dell’ormai angusto asse franco – tedesco. Nessun dibattito si è tenuto nel nostro paese sui potenziali interessi italiani al di fuori della visione continentale ed euroasiatica che si respira a Bruxelles e a Berlino. La proposta euroscettica di Sarkozy avrebbe potuto rappresentare l’occasione giusta per affrontare questo dibattito e,  dovutamente corretta con la nostra visione geopolitica – più orientata al mediterraneo orientale che a quello occidentale – avrebbe potuto essere supportata da Roma seguendo un asse mediterraneo italo – francese che avrebbe ridato speranza tanto al Mediterraneo quanto ad alcune aree meno sviluppate del nostro mezzogiorno. Ma la religione dell’europeismo impone prima le dichiarazioni di fedeltà all’Europa e ai suoi riti, e poi eventualmente la verifica se essi siano o meno nell’interesse nostro e dei paesi nostri vicini.

Certamente il grande dilemma resta che è ancora prematuro capire quali sono le vere intenzioni francesi e cosa si cela dietro il guscio ancora vuoto dell’Unione mediterranea di Sarkozy. Forse la Francia non ambisce realmente a sviluppare una vera politica multilaterale mediterranea extra Ue, ma usa tale eventualità come una provocazione diplomatica al fine di prendersi la leadership della politica europea comune verso il Mediterraneo. Magari con l’obiettivo di collocare a Marsiglia piuttosto che a Barcellona le nuove future iniziative finanziarie per il rilancio del partenariato.

Comunque andrà la partita, il Mediterraneo resterà o una marginalità europea o una questione franco – spagnola, mentre l’Italia resterà al balcone, o meglio, in riva al mare. Una situazione di ancillarità  ben rappresentata nella cena di oggi in cui il nostro premier incontrerà gli altri due premier cugini latini: uno ha appena festeggiato il sorpasso storico della sua economia su quella italiana e l’altro si appresta a targare con la coccarda francese la nostra compagnia di bandiera.

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