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Il ritorno dello Stato nazione

In Italia, Politica estera on luglio 20, 2009 at 3:17 pm

di Paolo Quercia

Le relazioni internazionali attraversano una fase molto complessa, caratterizzata da una serie di criticità, instabilità e vere e proprie crisi. Vi è ovviamente una crisi economica e finanziaria, la cui durata e i cui effetti di medio-lungo periodo non sono ancora noti, e che contribuiranno a ridisegnare le relazioni di potere tra gli Stati; vi è un progressivo senso di disfacimento del sistema internazionale, accentuato tanto dalla presa di coscienza dell’impossibilità di costruire un mondo unipolare, quanto dal fallimento dei tentativi di governance multilaterale, soprattutto se basati sul trasferimento di sovranità verso le organizzazioni sopranazionali.

Il piano inclinato dell’Occidente
Sia la crisi economico-finanziaria che quella del sistema politico internazionale sono frutto di una più strutturale crisi dell’Occidente, che invece di cogliere i dividendi politici della vittoria della guerra fredda, è progressivamente scivolato lungo il piano inclinato della globalizzazione economica, finendo per perdere l’egemonia politica proprio nel mentre tentava di omologare il mondo intero in un unico sistema politico-economico. In questo contesto, il processo apparentemente incontrollabile di trasferimento della potenza politica ed economica dall’Occidente verso l’Oriente è forse il tratto più evidente della nuova ed incerta fase delle relazioni internazionali, che a vent’anni dalla caduta del muro di Berlino appaiono ancora lontane dall’aver raggiunto un equilibrio stabile. <!–more …Continua a leggere–>

Tale instabilità è in parte imputabile ai processi d’internazionalizzazione dei sistemi economici nazionali e alla loro incontrollata accelerazione negli anni novanta, che qualcuno ha definito “turboglobalizzazione”. Tale fenomeno si è rivelato una vera e propria fase destruens delle relazioni internazionali, ideologicamente caratterizzata dal tentativo di passare a forme nuove di sovranità che puntavano al superamento della tradizionale struttura degli Stati sovrani e dell’architettura westfaliana del sistema internazionale.

Il ritorno del sistema di Westfalia
Oggi questa visione ideologica delle relazioni internazionali post-guerra fredda è stata in buona parte superata a causa dell’effetto combinato del ritorno della dimensione della sicurezza nelle relazioni internazionali (con gli attentati dell’11 settembre, l’avvio della guerra al terrorismo e le guerre in Iraq e in Afghanistan) e della crisi economica e finanziaria globale. Uno dei principali elementi di novità da parte di leadership e governi è dunque oggi costituito dalla presa di coscienza del carattere di novità evolutiva del sistema delle relazioni internazionali post-globali, o se vogliamo, neo-globali. Una novità che a molti appare già come un ritorno al passato, al sistema di Westfalia, che forse in realtà non è stato realmente mai abbandonato, se non nelle intenzioni o nelle ambizioni di molti opinion makers.

Infatti, uno degli elementi caratterizzanti questa nuova fase delle relazioni internazionali è proprio il palese “ritorno” degli Stati come attori fondamentali del sistema internazionale, un ritorno che inverte la destrutturazione delle sovranità statuali tipica degli anni novanta. Sono sempre più numerosi i segnali provenienti da ogni parte del mondo che indicano con chiarezza che siamo in una fase in cui gli Stati riprenderanno il loro posto, qualora lo abbiano mai ceduto, quali attori determinanti. Sia nel bene che nel male sono infatti solo gli Stati che hanno dimostrato di saper dare una risposta al problema della sovranità, ovverosia dell’effettività del controllo del territorio.

Per un approccio realista alle relazioni internazionali
Anche per evidenziare questa necessità di un maggiore realismo nello studio delle relazioni internazionali, al fine di essere meglio “attrezzati” a capire i cambiamenti del sistema internazionale, il taglio del rapporto Fare Italia nel Mondo è volutamente critico con alcuni approcci esageratamente sovranazionali, internazionalistici o deterministici della politica estera. A questo proposito il rapporto invoca la necessità di costruire un approccio condiviso per mantenere nella giusta considerazione una concezione tradizionale, ma non superata dell’interesse nazionale. Anche in un mondo che viene riconosciuto globale, il rapporto indica un approccio alla globalizzazione di taglio liberal-nazionale che, facendo buon uso dei concetti ancora validi di “estero” e di “confine”, si differenzi tanto dal protezionismo quanto dal liberismo internazionalista.

L’approccio realista e nazionale alle relazioni internazionali non manca di prendere di mira la stampa estera, studiandone gli attacchi ciclici alla politica interna italiana e leggendoli in funzione del crescente ruolo che, faticosamente, l’Italia sta conquistando nel mondo. Il libro si chiude con un invito ad arginare la filosofia del declino inevitabile del nostro paese e ad occuparsi maggiormente della politica internazionale, dedicando più risorse all’internazionalizzazione economica, manifestando più coraggio e consapevolezza nell’inviare i propri militari nelle aree di crisi, intensificando la propria azione di cooperazione allo sviluppo e investendo nell’esportazione della cultura e della lingua italiana.

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