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La crisi iraniana e il conflitto interno nel sistema

In Iran on luglio 21, 2009 at 4:03 pm

di Paolo Quercia

Poco dopo l’inizio delle contestazioni di piazza uno degli uomini più ricchi del paese già uomo di fiducia dell’Ayatollah Khomeyni, l’ex  presidente Akbar Hāshemi Rafsanjani si era mosso in difesa del candidato sconfitto Mousavi. Con il discorso pronunciato lo scorso venerdì egli ha però compiuto un ulteriore e clamoroso che avvicina ai manifestanti quella parte del regime che, pur non rappresentata al governo, non vuole perdere il controllo della protesta contro la rielezione di Ahmadinejad. Il discorso di Rafsanjani era rivolto non solo agli iraniani che protestavano ma soprattutto verso il clero sciita e indirettamente alla Guida suprema Khamenei. Avvicinandosi alle richieste dei manifestanti ed invocando la liberazione degli arrestati Rafsanjani punta a portare dalla sua parte la maggioranza del clero conservatore e riformista. Con questo approccio “populista” Rafsanjani ha puntato a ricordare polemicamente alla Guida suprema gli errori del regime di Ahmadinejad in campo economico e sociale, lasciando intuire il rischio di una perdita di legittimità del regime e mettendo in guardia da una risposta solo repressiva. L’esplicita discesa in campo di Rafsanjani potrebbe cambiare gradualmente natura alla protesta iraniana allontanandola dalla contestazione elettorale legata ai presunti brogli e abbandonando le aspirazioni a maggiori aperture democratiche e moderniste per diventare un vero e proprio conflitto interno tra due diversi tipi di regime islamico iraniano. Rafsanjani, e con lui la sua famiglia e una parte del clero, rappresenta una delle anime tradizionali della Repubblica islamica il cui potere e prestigio risale ancora ai tempi della rivoluzione, ma che hanno iniziato a perdere potere economico e politico a causa dell’avanzata di una nuova generazione di militanti della rivoluzione, quella dei veterani e dei pasdaran che si sono affermati – come Ahmadinejad – combattendo nel sanguinoso conflitto Iran – Iraq e che sono riusciti a mettere le mani sul potere con la vittoria alle elezioni presidenziali del 2005. Il fulcro di tale battaglia è il concetto stesso di legittimità all’interno di un governo rivoluzionario, autoritario ed islamico. La sovranità in Iran si basa su un delicato equilibrio tra istituzioni elette per voto popolare (parlamento) ed istituzioni non elettive (Guida suprema, il Consiglio dei Guardiani) Le prime istituzioni rappresentano in qualche modo la volontà popolare ma esse sono corrette, controllate e subordinate dalle istituzioni inelegibili che rappresentano la volontà suprema e i precetti dell’Islam. Il conflitto di natura politica provocato dalla controversa vittoria di Ahmadinejad apre la porta ad una pericolosa crisi del sistema che, se non controllata, rischia di mettere in discussione la stessa separazione tra il livello “democratico” e quello “teocratico” del sistema. È contro tale rischio, più che in difesa della democrazia, che è sceso in campo Rafsanjani.

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