paoloquercia

La Turchia guarda alla piazza di Teheran con preoccupazione

In Iran, Turchia on luglio 30, 2009 at 4:33 pm

di Paolo Quercia


I risultati delle elezioni politiche in Iran e la seguente contestazione del voto da parte delle opposizioni è stata accolta ad Ankara in maniera significativamente diversa da come è avvenuto da parte di altri paesi della NATO. La Turchia è un paese confinante con l’Iran, con il quale condivide una lunga storia di vicinato, una lunga frontiera ed una serie di questioni bilaterali afferenti alla sicurezza regionale che rendono assolutamente sui generis il rapporto tra Ankara e Teheran. Il risultato delle elezioni e le gravi proteste di piazza che sono seguite alla proclamazione dei risultati hanno allarmato significativamente Ankara. Il Ministro degli Esteri turco Davutoglu ha espresso le felicitazioni del governo al rinnovo del presidente iraniano Ahmadinejad e tanto il primo ministro Erdogan quanto il presidente della repubblica Gul sono stati tra i primi capi di stato e di governo a telefonare al leader iraniano per esprimere direttamente le proprie congratulazioni. Davutoglu ha espressamente chiarito che per quanto riguarda la Turchia le proteste di piazza fanno parte delle vicende di politica interna nelle quali Ankara non vuole interferire e anzi ritiene questa fase di confronto pericolosa per la stabilità regionale e si augura che essa sia presto risolta. Il governo turco si è rifiutato di esprimere ogni giudizio sulla regolarità della consultazione ed anche solo di criticare l’uso della forza da parte delle forze di sicurezza iraniane. La politica estera turca si è a lungo dovuta confrontare con la necessità di mettere insieme, al fine di garantire la propria sicurezza, tutte le contraddizioni e le conflittualità esistenti nella regione, tentando di trasformarle in una politica panregionale armonica, tentativo che molti hanno definito neo-ottomanesimo. Oggi, il rapporto tra la Turchia e l’Iran rappresenta il punto più critico di questa strategia e le contraddizioni violente che emergono dalle piazze iraniane producono gravi preoccupazioni ad Ankara, consapevole che se la situazione dovesse sfuggire di mano al governo iraniano il paese potrebbe implodere in una guerra civile di tipo balcanico che produrrebbe un enorme ed incontrollabile chaos geopolitico in tutta la regione con potenzialmente gravi ripercussioni all’interno dei confini turchi. Per questo motivo Ankara rappresenta l’attore regionale più conservatore e saldamente orientato al mantenimento dei regimi e dei confini esistenti, di qualunque natura o inclinazione essi siano. Tale strategia porta all’esistenza di un implicito patto tra Ankara e Teheran entrambi consapevoli dell’importanza di mantenere un assoluto reciproco rispetto del principio di non ingerenza negli affari interni. Da questo punto di vista le relazioni tra Iran e Turchia sono costantemente migliorate negli ultimi anni, in particolare dopo l’ascesa al potere dell’AKP di Erdogan. Negli anni ottanta e novanta i due paesi si scambiavano reciproche accuse di tentativi di destabilizzazione. Secondo Ankara l’Iran puntava ad esportare il proprio modello islamista destabilzzando la società laica e secolare turca; secondo Teheran l’Iran operava segretamente per provocare le nazionalità interne allo stato iraniano (appena il 51% della popolazione viene definito etnicamente persiano) e in particolare sosteneva le rivendicazione della forte minoranza azera (circa un quarto della popolazione). Anche la questione curda rappresenta un delicato argomento tra i due paesi in quanto in passato i gruppi paramilitari curdi hanno agito spesso a cavallo dei confini, con rapporti ambigui con i governi dell’area interessata dalla presenza etnica curda, Turchia, Siria, Iraq e Iran appunto.

Il ravvicinamento turco – iraniano è sostanzialmente un fenomeno degli ultimi anni a cui hanno contribuito vari fattori. Non va sottovalutato quello ideologico, con l’ascesa al potere in Turchia di un partito islamista, sia pure moderato e democratico come l’AKP di Erdogan. L’AKP ha dato una discreta sterzata alla politica estera turca, sostituendo l’elemento secolare e nazionale – che dava alla politica estera di Ankara degli anni novanta connotati blandi di panturchismo – con l’elemento islamico e pan-islamico, che caratterizza la politica estera turca maggiormente di un carattere neo-ottomano. Al di là della componente religioso-ideologica del fattore politico tra i due paesi, l’altro importante elemento di ravvicinamento tra Ankara e Teheran è rappresentato dall’interesse economico. Maggiormente aumentava l’isolamento internazionale e commerciale dell’Iran sempre più la Turchia aumentava il proprio ruolo di partner economico privilegiato. L’interscambio commerciale tra i due paesi ha iniziato a decollare dal 2000 con il volume degli scambi che nel 2007 ha superato gli 11 miliardi di dollari. Le esportazioni turche verso l’Iran nel 2008 hanno registrato un’impennata di circa il 70% rispetto all’anno precedente mentre le esportazioni iraniane verso la Turchia sono cresciute di oltre il 40%. Inoltre,  all’interno di questa partita commerciale, vi è la delicata questione energetica bilaterale, resa strategica dall’accordo del 2008 sulla produzione e il trasporto congiunto di gas iraniano via Turchia verso l’Europa.

Un altro elemento di riavvicinamento tra Turchia e Iran è legato invece alla guerra in Iraq e alla situazione politica interna e regionale dell’Iraq post Saddam. Qui il riavvicinamento è avvenuto in due tappe. Nel 2003, nel momento dell’intervento armato, Ankara e Teheran si sono ritrovate – naturalmente per motivi diversi – nella stessa posizione politica di contrarietà alla guerra e alla dissoluzione del regime iracheno e alla sua sostituzione con un nuovo governo filo occidentale. Nel periodo del post-conflict le due posizioni si sono differenziate, con la Turchia che ha giocato sostanzialmente una politica di retroguardia mirante ad impedire la frammentazione ulteriore dell’Iraq post Saddam mentre l’Iran si è inserito come attore nella violenta e complessa partita del terrorismo e della guerriglia antiamericana, elemento di ulteriore destabilizzazione interna dell’Iraq e quindi non favorevole agli interessi turchi. Ma l’avvio di una exit strategy americana dall’Iraq e la necessità per gli USA di coinvolgere, con le dovute prudenze, Teheran ha riallineato – seppur tatticamente e a brevissimo termine – gli interessi di Turchia e Iran nell’attuale fase della partita irachena. Una delle interfacce della collaborazione tra Ankara e Teheran nello scenario iracheno potrebbe essere l’ambigua figura del clerico sciita Muktada al-Sadr, che ha visitato la Turchia il primo maggio scorso (vedi osservatorio strategico maggio 2009 “La Turchia sempre più pivot tra Iraq e Iran”).

Interessante sottolineare il fatto che, al contrario del governo, la stampa e la televisione turca hanno dato invece ampio risalto alle proteste, criticando in alcuni casi il regime iraniano, rilanciando le parole degli oppositori e schierandosi dalla parte dei manifestanti. L’importanza del fattore mediatico turco risiede nel fatto che molte tv turche sono seguite in Iran e che intensissimi sono gli scambi interpersonali tra iraniani e turchi. Moltissimi turchi studiano in Iran e si stima che oltre un milione di persone vi si recano ogni anno in vacanza. Inoltre, secondo L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati almeno 30.000 iraniani hanno abbandonato il paese e vivono in Turchia come rifugiati. È chiaro che la società turca e quella iraniana, nonostante abbiano scelto due diversi modelli di sviluppo socio economico e religioso sono legate da una serie di vasi comunicanti capaci di influenzare sviluppi politici nell’uno o nell’altro paese. I due governi sono perfettamente consapevoli che la Turchia ha il potenziale di indurre processi di social change nel vicino Iran esportando laicizzazione e secolarizzazione tanto quanto l’Iran può esportare verso la Turchia l’islamismo e la propria visione anti-occidentale del mondo. Consapevoli di tale potenziale di reciproca influenza i due stati hanno sviluppato una saggia, ancorché cinica politica di deterrenza che limita i contraccolpi politici che possono essere prodotti da tali ingerenze ideologico-culturali che possono attraversare il poroso confine turco – iraniano.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: