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L’Europa di Mr Pesc e la carta D’Alema

In Europa, Politica estera on novembre 6, 2009 at 3:54 pm

di Paolo Quercia

Il governo  ha deciso dunque di sostenere con tutte le forze la candidatura di un italiano ad una delle cariche di vertice delle nuove istituzioni europee, quella di responsabile della politica estera della UE, il cosiddetto Mr. PESC. Certo che non deve essere stato facile per Massimo D’Alema accettare il sostegno alla sua candidatura al prestigioso ruolo blustellato da parte di un governo che, solo un mese fa, egli accusava di essere responsabile dell’immagine “umiliante dell’Italia all’estero”. Ma è così effimera e post-politica la politica d’oggi che ormai è difficile stupirsi di alcunché. La carica di Mr. PESC entrerà in vigore prossimamente non appena lo stesso Trattato di Lisbona diverrà operativo, ossia dopo che la Repubblica ceca avrà ottenuto, come avvenuto per Irlanda, Polonia, Gran Bretagna e Danimarca, una serie di ulteriori garanzie a tutela della propria sovranità. È una carica molto importante il cui titolare, definito Alto Rappresentante, sarà chiamato a coordinare le politiche estere e di sicurezza nazionali, a dare un’immagine unica dell’Unione europea verso il mondo e a guidare il servizio “esterno” della UE, una sorta di diplomazia europea che aprirà proprie sedi in 125 paesi del mondo. Un ruolo così importante per il futuro dell’Europa verrà attribuito con criteri di assegnazione che nella sostanza sono bizantini e in fin dei conti poco trasparenti e che prevedono comunque il verificarsi di due tipi di maggioranze, una partitica e una politica. Mr PESC dovrà difatti – per un accordo interno all’Europarlamento, essere nominato prima da parte del partito socialista europeo e quindi essere votato da parte degli stati membri rappresentati nel Consiglio. Ogni candidato deve dunque riuscire prima a vincere il derby interno ai socialisti europei, e poi se il proprio governo lo supporterà, potrà correre nel campionato degli stati nella speranza di ottenere oltre alla maggioranza partititica anche quella politica. Per quanto riguarda il sostegno da parte del governo italiano D’Alema è riuscito ad incassarlo, sorprendentemente, pieno e rotondo, con il supporto ricevuto tanto da Berlusconi quanto dal Ministro degli Esteri Frattini, anche a costo di sacrificare la posizione di Tajani. Il governo “vergogna” d’Europa non ha esitato dunque a far prevalere l’interesse nazionale su quello particolare ritenendo utile che l’Italia possa tornare a contare in sede europea. Paradossalmente però D’Alema i veri problemi rischia di averli in casa socialista. Non ha cariche all’interno della sinistra italiana, ma tutto sommato poco conta visto che il Partito Democratico non fa parte del PSE. Ma si è mantenuto un suo ruolo a “titolo personale” nell’internazionale socialista, di cui ricopre la carica di vicepresidente. Un ruolo simbolico ma che non ha peso politico non avendo dietro un vero partito di sinistra che lo sostiene. Il rischio è dunque quello che D’Alema, riuscito ad ottenere il sostegno di Berlusconi, risulti poco gradito all’interno del PSE. Scarse sono state difatti le prese di posizioni favorevoli sul suo nome da parte dei socialisti europei e il portavoce del capogruppo Schultz si è affrettato diplomaticamente a frenare su una candidatura di peso come quella dell’ex Ministro degli Esteri italiano definendolo “un nome tra altri nomi”.  Tra gli altri nomi, il più accreditato sembra essere quello di David Miliband, attuale ministro degli esteri britannico in procinto di tornare all’opposizione per l’imminente vittoria dei conservatori euroscettici che si profila come inevitabile alle prossime elezioni politiche. Milliband, di origine ebrea polacca e figlio del teorico marxista Ralph Milliband, è un nome molto gradito alla sinistra europea, anche in funzione della sua aperta opposizione alla guerra in Iraq fortemente voluta da Tony Blair. Fa bene ad ogni modo il governo italiano a sostenere la candidatura di D’Alema nella convinzione che l’interesse nazionale non si annulla nella UE ma che esso va difeso, con maggiore determinazione, proprio nei livelli di governo – pardon di governance – multilaterali  e sovranazionali. I migliori auguri dunque a Massimo D’Alema nella speranza di una sua elezione e che, qualora andasse a ricoprire il ruolo di Alto Rappresentante, tenga in adeguata considerazione gli interessi italiani in Europa e nel Mondo. Sarebbe difatti un paradosso se ci trovassimo a Bruxelles un “ministro degli esteri” europeo di nazionalità italiana pronto a castigare la politica estera nazionale su temi importanti come il rapporto con la Russia, quello con la Libia o sulle questioni migratorie.

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