paoloquercia

L’involuzione politica della Bosnia Erzegovina e la questione croata: avanti verso il capolinea di Dayton?

In Balcani on ottobre 29, 2011 at 8:59 pm

 di Paolo Quercia

(Osservatorio Strategico CeMiSS – Settembre 2011)

Ad un anno dal voto politico in Bosnia Erzegovina dell’ottobre 2010 il paese è ancora privo di un governo centrale e l’amministrazione dello Stato prosegue con il vecchio governo scaduto tutt’ora in carica, prolungato ufficialmente per l’ordinaria amministrazione, ma de facto agente con pieni poteri. Pertanto il paese si trova ad affrontare la nuova delicata condizione politica con una particolare situazione istituzionale che vede il vecchio governo permanere in vita ed operare in parallelo al nuovo parlamento uscito dalle urne delle elezioni dell’ottobre 2010. Lo stallo politico in particolare è dovuto dal conflitto sorto tra i principali partiti croati della federazione e i loro potenziali alleati bosniacchi: conflitto tutt’ora in corso e che ha visto per la prima volta formarsi il governo della Federazione croato-mussulmana con l’esclusione dei principali partiti rappresentativi della minoranza croata (i due partiti dell’HDZ).

L’attuale conflitto politico bosniaco, dunque, nasce e matura prevalentemente all’interno della federazione croato mussulmana a causa della marginalizzazione e assimilazione politica dell’elemento croato nell’elemento bosniaco. Tale conflittualità tra croati e mussulmani si è progressivamente aggravata negli ultimi anni, da quando nel 2006 alla presidenza tripartita in quota croata fu eletto Zelino Komsic, un politico di origine croata ma militante nel partito a maggioranza bosniacca SDP. Dall’elezione di Komsic in poi, uno dei pochi croati-bosniaci che non ha richiesto la doppia cittadinanza (croata e bosniaca) e che si rifiuta di riconoscere l’esistenza di una lingua croata diversa dalla lingua bosniaca, la conflittualità tra croati e bosniacchi è progressivamente aumentata.

Ciò è in buona parte dovuto al fatto che dei tre popoli costitutivi della Bosnia Erzegovina secondo gli accordi di Dayton, quello croato si è presto rivelato essere il più fragile, sia demograficamente che politicamente. Concentrato come maggioranza in pochi cantoni all’interno della Federazione croato – mussulmana, praticamente scomparso dal territorio della Repubblica srpska e disperso in piccole minoranze di pochi punti percentuali negli altri cantoni della federazione, ha progressivamente assunto una postura difensiva di fronte alla egemonia politica e alla prevalenza demografica dell’elemento bosniaco mussulmano. Allo scoppio della guerra, nel 1991, i croati erano 830.000, 200.000 dei quali nella Repubblica srpska; a causa degli eventi bellici, della pulizia etnica e soprattutto dei flussi di rifugiati all’estero, la popolazione croata della Bosnia Erzegovina è scesa a 460.000. Negli anni successivi agli accordi di Dayton, invece di assistere ad un ritorno della popolazione croata fuggita dal paese è proseguito l’esodo dalla Bosnia Erzegovina. Secondo stime non ufficiali i croati nella Bosnia Erzegovina sarebbero ormai sotto le 400.000 persone. A Sarajevo sarebbero rimasti meno di 15.000 croati, circa un terzo del numero precedente al conflitto. Naturalmente i croati non sono stati l’unico popolo a sperimentare mutamenti demografici forzosi a causa del conflitto (140.000 erano ad esempio i serbi a Sarajevo prima della guerra ed ora sostanzialmente scomparsi) ma mentre bosniacchi e serbi hanno ciascuno ricostituito il proprio nation building all’interno delle entità, i croati sono rimasti – al di là delle formalità della tripartizione delle cariche istituzionali del governo centrale, sostanzialmente l’unica minoranza di peso del paese schiacciata tra due maggioranze forti ed in conflitto tra di loro. Nel mentre l’armatura di Dayton veniva svuotata del proprio significato e paralizzata dai numerosi meccanismi di blocco etnico il potere effettivo di governo e amministrativo si concentrava a livello di entità e di cantoni. Paralizzata la struttura dello stato centrale che garantiva i meccanismi di equilibrio su base nazionale, il peso politico reale dei croati sul terreno era destinato necessariamente a ridursi, essendo i croati minoranza in almeno il 70% dei territori della Federazione. Tale situazione si è ulteriormente complicata nel momento in cui sono emersi alcuni partiti politici a maggioranza bosniacca ma costruiti attorno a piattaforme politiche interetniche. In questo modo in alcuni cantoni le “quote” riservate all’elemento nazionale croato poteva essere soddisfatte con la nomina di croati militanti nei vari partiti bosniacchi come l’SDP. La marginalizzazione dell’elemento croato, e soprattutto la sensazione che il tempo lavori contro di esso (anche a Mostar, “patria” della identità croato-bosniaca, la comunità croata è oramai in contrazione demografica) ha portato i croati a cercare di costruire un alleanza tattica con i serbi in funzione anti-bosniacca. Tale tentativo, che qualche anno fa portò l’elemento croato a proporre l’ipotesi della creazione di una terza entità territoriale a maggioranza croata, ha ulteriormente aumentato il conflitto con i partiti bosniacchi che in risposta hanno aumentato la loro occupazione dei posti chiave di potere nella Federazione e nei cantoni in cui sono maggioranza, emarginando ulteriormente i croati che risultano essere l’elemento perdente del lungo braccio di ferro post Dayton. Sostenendo i partiti croati, il premier serbo bosniaco Dodik è riuscito a raggiungere il suo obiettivo di bloccare la funzionalità già macchinosa e precaria della Federazione e a portare lo scontro politico nel terreno croato-mussulmano. Questa situazione ha prodotto la peculiare situazione politica che ad oltre un anno dalle elezioni nel paese non sono stati formati 3 governi cantonali su 7 nella federazione, il governo della Federazione è stato formato senza i partit croati e manca il governo statale unitario. Tale situazone di stallo a livello centrale e a livello della Federazione croato-mussulmana vede un solo vincere nella Repubblica srpska guidata da Dodik che così può proseguire nel suo progetto di rafforzamento delle entità e dimostrare che la sola componente funzionante nella complessa costruzione bosniaca è la Repubblica srpska. In questa luce va vista la conciliazione avvenuta tra Dodik e l’alto rappresentante UE Ashton  con la visita di quest’ultima a Banja Luka per scongiurare il minacciato referendum nella RS di contestazione della legittimità dei provvedimenti dell’Alto Rappresentante.

I croati di Bosnia Erzegovina non pagano oggi solo il prezzo di una oggettiva situazione demografica sfavorevole ma anche un ventennio di politiche, concepite nell’era Tudjman, di sostegno attivo da parte della madrepatria Croazia alla minoranza croata della Bosnia Erzegovina. La concessone della doppia cittadinanza (quindi peri croati una maggiore possibilità di movimento anche prima dell’abolizione dei visti per i cittadini della Bosnia Erzegovina) e l’estensione a tutti i croati della BiH dei benefici sociali previsti dal sistema assistenziale croato hanno per lunghi hanno scoraggiato i ritorni nel paese di coloro che l’avevano abbandonato durante il conflitto e favorito ulteriori migrazioni verso la Croazia ed il resto del mondo. L’esistenza di una madrepatria verso cui migrare è il vero elemento caratterizzante della posizione dei croati di Bosnia rispetto ai bosniacchi della Federazione privi di tale opzione strategico, ma anche rispetto ai serbi di Bosnia che, pure avendo un paese gemello contermine, riescono pur sempre ad identificarsi pienamente nelle istituzioni statuali della Repubblica srpska, cosa che non possibile per i croati per via della prevalenza dell’elemento mussulmano nella Federazione.

Vi è da chiedersi oggi come la situazione potrebbe mutare nei prossimi anni nel momento in cui la Croazia entrerà, prima della Serbia e prima della stessa Bosnia Erzegovina,  nell’Unione Europea. Due sono gli aspetti da tenere in considerazione: un’ipotesi in cui l’adesione di Zagabria all’UE, favorendone lo sviluppo socio-economico, produrrà un’ulteriore incentivo all’abbandono del paese da parte della componente croata che qualora dovesse scendere in maniera significativa sotto il 10% della popolazione del paese vedrebbe difficile non essere relegata al ruolo di minoranza piuttosto che di popolo costituente. Tale scenario potrebbe evolvere tanto verso un rafforzamento della collaborazione inter-entità tra croati e serbi che paralizzerebbe gli attuali assetti storicizzando Dayton e bloccandone ogni futura evoluzione verso modelli euro-compatibili; oppure potrebbe gradualmente portare, in funzione di una progressiva marginalizzazione dell’elemento croato alla possibilità del raggiungimento di un accordo politico tra il blocco serbo (in cui il partito di Dodik non ha praticamente rivali) e il fronte bosniacco allargato a piccoli partiti croati, per un superamento di Dayton verso un modello basato su due entità e non su tre popoli costitutivi.

Il secondo macro scenario vede invece la Croazia divenire membro dell’Unione Europea e non rimanere un semplice fattore esterno di attrazione della minoranza croata quanto piuttosto divenire un giocatore attivo e disinibito nella politica interna bosniaca. A questo punto la Croazia membra della UE potrebbe giocare un ruolo di difesa avanzata della minoranza croata della Bosnia Erzegovina, sostenendone il cammino europeo solo in cambio di adeguata garanzie del mantenimento dello status quo tripartitico. Alcuni segnali già si registrano a Zagabria su una volontà di giocare in futuro un ruolo proattivo in difesa dei croati all’estero e in particolare di quelli in Bosnia Erzegovina. Assumendo che la Bosnia Erzegovina non diverrà membro dell’Unione ancora per un decennio almeno, appare evidente che la questione interna croata e la postura che Zagabria assumerà verso la Bosnia Erzegovina saranno elementi chiave per immaginare i futuri sviluppi del deteriorato quadro politico istituzionale bosniaco.

Alla luce di quanto sopra emerge sempre più importante il prossimo censimento della popolazione che dovrà essere effettuato a breve termine, dopo che sarà stato raggiunto un accordo sulla legge per il censimento. Difatti, l’ultimo censimento esistente della popolazione del paese è quello del 1991, effettuato ancora in epoca jugoslava e, soprattutto, prima degli enormi spostamenti di popolazione avvenuti sia durante il conflitto che dopo la fine dello stesso. Ad oltre vent’anni dell’ultimo censimento ed in presenza di eventi così eccezionali e straordinari come quelli avvenuti nel paese in questi due decenni, è verosimile che i risultati del censimento potrebbero rivelare delle sorprese e, soprattutto, non riflettere più le proporzioni etniche. Vi è il timore che il prossimo censimento della popolazione potrebbe confermare il temuto calo della componente croata, che delle tre etnie componenti il paese, potrebbe essere quella che in percentuale ha subito la maggiore diminuzione. Ma alcuni sospettano che questi quindici anni dalla fine della guerra possano aver alterato anche il rapporto tra serbi e bosniacchi, avvicinando le due percentuali e forse mettendo persino a rischio la maggioranza relativa della componente mussulmana. In una fase in cui Dayton dimostra tutta la sua inadeguatezza sia nel portare il paese verso l’Unione Europea, sia a consentire un pacato equilibrio di convivenza politica delle diverse etnie, il censimento generale della popolazione potrebbe essere l’elemento demografico capace di mettere in gioco un processo di revisione degli assetti di Dayton, basati sull’ethnic balance e sul principio dei tre popoli costituenti. Entrambi i principi sono, di fatto, antidemocratici e possono a stento convivere con il principio della democrazia elettorale. Un mutamento della composizione demografica del paese potrebbe costituire l’elemento scatenante per una richiesta di revisione degli assetti di Dayton e modificare la dialettica politica tra i principali partiti dei tre gruppi etnici del paese. A 16 anni dalla fine delle ostilità e dagli accordi di Dayton è ormai evidente che l’architettura del paese non regge più. Nonostante le enormi risorse versate dalla comunità internazionale (venti miliardi di euro in 16 anni per un paese di appena 4 milioni di abitanti) la situazione interetnica non sembra troppo lontana da quella del 1995, fatta eccezione per i possibili cambiamenti demografici che possono essere avvenuti in questi tre lustri. Il superamento di Dayton è ormai nei fatti, ma nessuno per il momento è in grado ed ha interesse a fare la prima mossa per l’abbandono della struttura giuridica e politica che tiene insieme il paese. I due tentativi americani, l’ultimo del 2010, di archiviare Dayton per creare uno stato più centralizzato e meno etnicizzato si sono infranti contro l’opposizione nazionalista serba, su cui Dodik ha costruito le sue fortune politiche. È verosimile che il nuovo censimento della popolazione e l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea potrebbero costituire due nuovi fattori capaci di modificare il terreno di confronto. L’Europa dovrà tenerne conto nel momento in cui le responsabilità della UE nel paese aumentano in virtù del recente sdoppiamento dei ruoli di Alto Rappresentante (OHR) e di Rappresentante Speciale dell’Unione Europea. Incerto è anche il futuro del rapporto tra questi rappresentanti (Inzko per l’OHR e Sorensen per l’EUSR). In una Bosnia che progredisce e lascia indietro le divisioni del passato sarebbe naturale assistere ad una riduzione dell’ufficio dell’OHR e dei suoi poteri speciali di Bonn ed un aumento delle funzione dell’EUSR in maniera tale da pilotare il paese verso l’ASA e verso l’UE. Ma l’attuale fase di deterioramento della situazione politica, e l’incerto destino di Dayton lasciano ancora confusi i tempi della realizzazione di tale passaggio.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: